Storia e Leggenda



Un alone di mistero avvolge una delle più belle leggende del mondo felino


Nella bellissima ed antica terra della Birmania, oggi Myanmar, è possibile ammirare migliaia di templi, luoghi sacri e di culto dove un popolo profondamente religioso come quello birmano fece della reincarnazione dell’anima il suo credo…Ed è proprio da qui che tutto ebbe inizio! Si narra che in Birmania ancor prima della nascita del Buddha, viveva il popolo dei Khmer i quali adoravano in splendidi templi molte divinità tra cui Tsun Kian Kse dea della reincarnazione delle anime. Nel tempio di Lao-Tsu, sorvegliato dai monaci Kittahs , ergeva la statua della dea il cui corpo era tutto d’oro massiccio con grandi occhi in cui brillavano due Zaffiri Blu.
A quel tempo viveva nel monastero il più onorevole di tutti i Kittahs, Mun Ha devoto alla dea Tsun Kian Kse  la quale aveva donato loro il potere di reincarnarsi in un animale sacro dopo la loro morte. Accanto a Mun Ha sedeva Sinh, il suo caro oracolo, un gatto bianco con gli occhi gialli  e dalle zampe colore della terra.
Una notte, mentre Mun-Ha si trovava nel tempio a pregare ai piedi della dea insieme a Sinh, una banda di saccheggiatori fece irruzione uccidendolo. L’animale, visto il suo padrone steso al suolo, salì sopra il suo corpo fissando la dea negli occhi come a chiedere vendetta.  In quel momento avvenne una straordinaria trasformazione: il mantello del gatto divenne dorato, le zampe, il muso, le orecchie e la coda assunsero il colore scuro della terra mentre i suoi occhi divennero blu zaffiro come quelli della dea; solo i suoi piccoli piedi, che poggiavano sul cadavere del monaco, rimasero candidi in segno di purezza.
Sinh vegliò il corpo del monaco per sette giorni e sette notti e poi morì. “Quando un gatto muore nel monastero di Lao Tsun è l’anima di un Kittah che è stato liberato per sempre”.

Anche il modo in cui la razza si diffuse nel mondo è altrettanto strano. Si ritiene che nel 1919 due birmani siano stati trasportati per mare dalla Birmania verso la Francia. Benchè soltanto la femmina gravida fosse sopravvissuta, questo fu sufficiente a diffondere la razza nel mondo intero. Grazie a Francamaria Gabriele, oggi presidente del club A.Ga.Bi, nel 1979 ricomparvero in Italia i Gatti Sacri di Birmania: Porthos de Tchao Pai e Paquita; ed è stata per me una grande emozione scoprire che il mio primo Sacro di Birmania Jolie, è una loro discendente.

La leggenda secondo un caro amico, Gianpaolo Bisso: clicca qui  “Le luci di Rangoon”


Site last updated 28 agosto 2019 - 19:29